venerdì, dicembre 12, 2003
28.04.2003
Sveglia alle 8:30, alle 9:15 usciamo con valigia e tutto. Guy ci accompagna al mercato. Bancarelle di vestiti. Di cose vecchie. Di cose sequestrate alla dogana. Di libri. Di valige. Di tutto. Metrò. Baguette e birra con Guy e Alberto.
Ritorno a Roissy.
A Bologna si dice: vado in aereoporto. A Parigi si dice: Vado a Roissy.
27.04.2003
Mi alzo tardi. Io e Patrizia vogliamo mangiare le crepe che abbiamo comprato l'altro giorno al supermercato con i funghi ma Guy ci fa notare che abbiamo comprato per sbaglio quelle dolci. Andiamo al mercato di Malakoff. I mercati sono un'altra cosa che adoro. Ma perchè a Parigi tutte le bancarelle che vendono l'intimo ce le hanno degli uomini?
Torniamo a casa, pranziamo, poi Guy va al lavoro, Patrizia e Theo fanno nanni-nanni e io vado alla mostra di Magritte. E' incredibile quante cose da vedere ci siano in questa città. Mentre faccio la fila penso che dopo andrò a vedere l'Orangerie. Penso che praticamente ero venuta apposta per tornare a vedere il Museo d'Orsay e alla fine non ci sono andata. Non ho visto neanche la casa di Balzac..il museo del cinema..il museo della pubblicità..mi ci vorrebbe almeno un altro mese...Entro.
This is not a pipe. Nuvole. Empire des lumieres. This is not an apple. Ceci n'est pas un Magritte. Troppa gente. Troppa. C'è anche un quadro con un bicchiere di cristallo, enorme, con dentro una nuvola, che ho visto la prima volta a Roma due anni fa. Dev'essere proprio lui, proprio lo stesso. Io e certi quadri ci rincontriamo a volte.
Anche di Magritte, i quadri che mi piacciono di più sono quelli su cui scrive. E le nuvole.
C'è un quadro bellissimo che si chiama la chiaroveggenza, o qualcosa di simile, dove un pittore guardando un uovo dipinge un uccello. E un altro dove su una cornice stanno appoggiate alcune mele...che si chiama il buon senso. Ecco, io penso: magari non è vero per niente, ma penso: qualche pittore si potrebbe anche offendere no? Come a dire: se dovete dipingere delle mele tali e quali cosa le dipingete a fare?, non è arte, non aggiunge niente alle mele stesse. E i pittori, gli artisti sono come dei chiaroveggenti, dei visionari, che oltre all'uovo vedono anche l'uccello? Questa non è una pipa...non è una mela...è qualcosa in più di una mela, che si aggiunge alla mela. Però le mele di Magritte sono..sono proprio mele. Hanno i contorni definiti e i colori naturali delle mele, non sono mele sfumate, impressioniste...e allora cosa mi dicono in più sulle mele? Non sono mele...ma lezioni. Lezioni su cosa l'arte è e non è. E comunque non posso fare a meno di notare i tanti livelli di interpretazione delle mele. Questa non è una mela, ma il disegno di una mela. Ceci n'est pas un "pomme". Cioè non è la parola "pomme", ma qualcosa di più strettamente legato alla mela vera e propria, perchè le rassomiglia...
Dovrei leggere qualche cosa su Magritte. Credo che dovrei.
Dopo queste full immersion artistiche ho voglia di leggere le critiche, poi mi ricordo che non sono mai d'accordo. Che mi sembra tutto sempre un po' forzato. Magari lascerò perdere.
Sono stanca, non ho voglia di andare anche all'Orangerie, i quadri di Monet la prossima volta. Tanto quelli non scappano. Cammino verso Place de la Concorde.

C'è un palazzo imponente che non so cosa sia. Dieci quindici Pegeout406 nuove di pacca blu scure stanno parcheggiate davanti. Polizia ovunque. Chissà cosa succede. Crepe allo zucchero e Grand-Marnier. Hmmm. Arrivo sugli Champs-Elysée o come si scrive, cammino-cammino, entro da Paul a prendere un pain au chocolat e il pane per stasera, cammino-cammino fino all'arco di Trionfo. Polizia ovunque. Una banda sotto l'Arco. Arrivano una di fila all'altra tutte le Pegeout. Gente che scende sincronizzata. Sembra un film. La banda suona per un minuto o due. Vedo da lontano mani che si stringono. Entrano dentro l'Arco. Chiedo al poliziotto che blocca l'accesso all'Arco di Trionfo dov'è le metrò e mi accorgo che è proprio dietro di me. Ma perchè non ha il cartello Metrò, come tutti i metrò? A casa. Cena indiana. Se domani ti svegli all'alba andiamo al mercato delle pulci. Svegliamoci all'alba.
26.04.2003
Mi alzo alle undici, pantofolo in casa, gioco con Theo, pranziamo e poi io e la zia andiamo alla Halle Saint Pierre, dove c'è il museo d'arte Naif,
con una mostra temporanea di Philippe Dereux, che faceva quadri con frutta e verdura essiccati, pigne e foglie..decine di quadri così. Doveva essere pazzo. Il Teatro Viola mi piace molto. Ma non riesco ad immaginarmi un uomo che passa la vita a incollare ghiande e bucce di banana su delle tele. Al piano di sopra c'è la mostra permanente, che non mi dice un granchè, mi piace tantissimo invece la Halle, la costruzione che credo sia in ferro o qualcosa del genere, tutta dipinta di bianco e azzurro. E' proprio di fianco a Montmartre...Piove, prendiamo la metro e mentre Patrizia torna a casa io vado a vedere la mostra di Chagall che non ero ancora riuscita a vedere. Manca poco all'ora di chiusura e penso quasi di rimandare al giorno dopo...ma non so resistere. C'è poca gente..e dopo un po' torno a vedere le prime due sale, che sono piene di quadri bellissimi, non c'è più nessuno, io sola che girandomi di 360° li vedo tutti, per cinque minuti sono solo miei. Emozionante.
Metropolitana e torno indietro. Si va al ristorante iraniano-armeno. C'è la musica dal vivo e uno si alza dal gruppo di iraniani del tavolo dietro al nostro e inizia a ballare. Patrizia dice che quel ballo lo rende bello. Theo passa il tempo a riempire di briciole la brocca d'acqua con dentro un pesce rosso.
Torniamo a casa e si va a nanna.
25.04.2003
Mi sveglio tardi. Torno nel Marais, faccio colazione con il pain au chocolat e vado a fare compere per le stradine dietro a Rue de Rivoli. E' il quartiere ebraico e c'è una via piena di pasticcerie fornai e ristoranti ebraici, compro il pane che ho visto una volta in Harry a Pezzi e mi guardo intorno cercando di non lasciarmi sopraffare da tutte le novità..di non perdermi nei miei pensieri e di essere il più ricettiva possibile. Compro una ciotola per gatti per Luca, che tra poco è il suo compleanno e sono sicura che sarà il pezzo più bello del suo servizio di piatti spaiati. Poi torno alla libreria e salgo con gli altri a mangiare pasta con le verdure e marzapane che arriva da Siracusa. C'è anche un altro ospite oltre a me, uno di Vicenza, o qualcosa del genere. Trovo splendido entrare così nella loro vita di tutti i giorni, e trovo splendida la loro vita di tutti i giorni, italiani completamente integrati nella vita francese, che parlano perfettamente la lingua, ma così legati e innamorati della loro cultura, che mangiano la pasta e fanno la scarpetta con la baguette, che per loro è una festa aprire i dolcetti arrivati dalla Sicilia, che organizzano mille cose a Parigi e chiedono curiosissimi cosa succede in Italia...ma poi la libreria deve riaprire e invece la zia deve correre al giornale, io saluto tutti perchè poi non li vedo più e cammino su per Rue de Rivoli verso l'Hotel de Ville, dove c'è De Cezanne a Dubuffet. Non male, ma la cosa che mi colpisce di più è la frase di Planque scritta sul muro come si fa di solito alle mostre:
"Il n'y a pas du laid et du beau. Cela n'existe pas. Il y a seulement le mystere, la magie, et l'horrible peut tout aussi bien que le beau esprimer ces choses. C'est en se livrant totalement à l'istinct, sans intervention intellectuelle que l'on peut esprimer ce qui est en soi, bien en soi, totalement et fortement"
E' proprio così.
Uscita continuo per Rue de Rivoli, passeggio, mangio un altro pain au chocolat, questa volta da Paul, fornaio-pasticceria che meglio non ce n'è, e prendo la metropolitana per tornare indietro. Burger vegetariani con pane ebraico, brie e verdure alla griglia. Chiacchiere.
24.04.2003
Vado al Grand Palais, dove -ho scoperto grazie al mio Pariscope- c'è una mostra di Chagall. Ma un omino mi spiega che senza la prenotazione devo tornare dopo l'una. Sono le undici. Apro la Guida (il maiuscolo è d'obbligo: si tratta della mia *adoratissima* rough guide) per vedere cos'altro ho segnato in quella zona: al Petit Palais c'è un altro museo che mi interessa, ed è proprio dietro l'angolo. Ma è in ristrutturazione. Apro di nuovo la guida, vedo che sono nella zona de Les Invalides e del Museo Rodin: un quarto d'ora a piedi e sono arrivata. Il Museo Rodin è in sciopero. Per un nanosecondo penso di andare al Musée d'Orsay ma poi decido che non è giornata da musei, prendo la metro e sbuco al quartiere latino, dove cammino per le stradine piene di ristoranti e negozi di libri, arrivo alla chiesa di St. Severin, ad un'altra chiesa che è la più antica di Parigi ma non mi ricordo come si chiama, a Notre-Dame, all'Abbey Bookshop, e mi scordo di andare da Shakespeare e Co., che ci tenevo tanto.
Pranzo con una baguette e il pain au chocolat e seguendo Rue St.Michel torno verso Notre-Dame e mi siedo nel giardino proprio dietro. Un ragazzo che era seduto nella panchina affianco con un amico viene a chiedermi se può sedersi con me. Je ne parle pas français. E' un prof. di lingue. Di dove sono, quanto rimango, quando torno, ho il ragazzo, cosa faccio. Dico che devo andare, mi lascia la sua mail dicendo che dovrei tornare a studiare francese, perchè il francese è importante.
Poi Lungo la Senna...mi allontano tantissimo da dove dovevo andare..quando chiedo le indicazioni per tornare indietro il ragazzo si mette a ridere e dice che sono lontanissima. Devio per Places de Vosges, dove mi fermo cinque minuti a cercare sulla cartina il CyberCafè di cui parla la mia guida. Vado. Trovo. Scrivo. Torno verso la libreria e per la strada prendo una crepe con noci e zucchero, l'omino mi corregge la pronuncia di ogni parola poi mi chiede come si dice noci nella mia lingua e quando gli dico Noci dice che non è vero...Walnut-that's what I wanted to know. Okay.
Arrivo in libreria in ritardo, la presentazione di La Mennulara, che sembra sia stato un grande successo in Italia e ora è stato tradotto in francese, sta per iniziare. Dietro il tavolo l'autrice e un ragazzo che parla un ottimo francese (o almeno così mi pare nella mia beata ignoranza) e ha degli occhi bellissimi. Scopro poi essere Gambaro, giornalista di Repubblica che vive a Parigi e, dice la zia, è onnipresente in questo genere di occasioni. Presentazione. Domande. Un italiano fa una domanda, in italiano. E' una domanda da scrittore. Scopro poi che è uno scrittore siciliano che non conosco. Aperitivo. Non ho letto quel libro. Lei dice che non legge e mi chiedo come fa una persona che non legge a scrivere un libro. Si conoscono tutti. E' una specie di punto di incontro per questo gruppo di italiani a Parigi. Mentre usciamo Fo-Fo, che è poi il proprietario della libreria, mi invita a pranzo con loro domani.
Arriviamo a casa e Guy ci ha preparato pasta con melanzane e pomodori. Yum. Poi lui deve tornare al lavoro e, messo a letto Theo, resto a chiacchierare con la zia fino a tarda notte.
23.04.2003
Mi sveglio alle 10:23, mi preparo il più velocemente possibile e mi precipito al Musée Picasso, dove una cassiera che si sente vecchia finge di non credere che ho meno di 26 anni e non mi vuole fare lo sconto. Entro col biglietto intero e evito di dirle di cambiarsi gli occhiali solo perchè il mio francese è ancora indecente.
I dipinti come sempre non mi fanno impazzire ma il museo è carino e le sculture..alcune le trovo bellissime.
Poi pranzo con Patrizia. Vado a prenderla alla libreria dove lavora part-time quando non è al giornale e andiamo a mangiare da Boboli. Crostini alle verdure e acqua alla menta. Una splendida piccola brocca trasparente con dentro rametti di menta. Poi su per Rue St. Croix de la Bretonnerie: saluto la zia e arrivo al Centre Pompidou, mi siedo sul bordo della fontana Stravinsky, ci giro intorno e faccio le foto.

Poi scelgo cosa vedere dei cinque piani del Centro Pompidou: piani 4 e 5, Musée National d'Art Moderne. Bello.
Le Bleu, di Mirò, occupa una parete intera ed è bellissimo. Mi siedo sulla panchina davanti al quadro e cerco di non ascoltare gli italiani che parlano vicino a me. Continuo a confondere i quadri di Braques con quelli di Picasso, trovo un quadretto bellissimo di Klee che si chiama qualcosa tipo Le case di Firenze...vedo tantissimo e ricordo già poco. In questi momenti vorrei avere una memoria come quella dei computer. Per poter archiviare i quadri che mi piacciono, le vie in cui cammino, le brocche con le foglie di menta e i disegni appesi ai muri delle scuole. Poi però penso che con una memoria così un quadro di Mondriaan non mi avrebbe ricordato le biciclette senza freni di un museo olandese in mezzo ai boschi. E mi va bene così.

Compro un quaderno con le nuvole di Magritte su cui ora scrivo e la cartolina del quadro di Klee che avrei voluto portare a casa con me. Salto le sale dedicate al design per non mescolare le linee moderne di wc innovativi ai colori di Dalì e mentre cammino verso l'appuntamento con la zia compro il Pariscope, 250 pagine con tutto quello che c'è a Parigi questa settimana. E una gauffre con la nutellà. Qualche negozio, tre minuti seduta su una panchina di un museo, giusto in tempo per farmi buttare fuori per l'orario di chiusura e vedo la zia. Musée Europeanne de la Photographie. Interamente dedicato a François Marie Banier. Le foto dei passanti non mi hanno entusiasmato ma quelle di Sean Penn e Samuel Beckett... Per non parlare delle foto su cui dipinge o scrive. Quelle su cui scrive, soprattutto. Su cui scrive poesia. E' come un modo per..è una doppia opera d'arte.
A casa, esausta. Risotto alle verdure.
22.04.2003
Atterro a Charles de Gaulle, Roissy, Paris, alle 15:10, puntualissima.
Saluto la spagnola che mio padre ha conosciuto alla fila del check-in mentre io ero al telefono e che mi ha invitato a sedermi affianco a lei in aereo. Ho il suo numero e magari quest'estate la vado a trovare.
Mentre aspetto i bagagli vedo gli zii attraverso il vetro fare ciao-ciao. Ciao-ciao anch'io. La mia valigia è arrivata. Dopo l'estate scorsa mi aspetto di tutto.
Andiamo "al giornale" perchè lo zio ha scordato il telefono lì. Mi presentano a tutti, Alberto mi chiede se ho già fatto la domanda per fare lo stage lì da loro. No. Magari la faccio. Birra con la redazione perchè, scopro, è il compleanno dello zio. In realtà io prendo una cosa che mi sembra di capire si chiama panache, che è birra più limonata. Ma io e Sara conveniamo che di limonata dev'essercene proprio poca. Brindisi. Bon anniversaire. Intanto scriviamo false lettere di referenze e Sara mi chiede se è meglio scrivere che sa lavorare in autonomia o che è molto creativa.
Arriva Dominique, che è bellissima e dentro di sè ha un bebè che se è un maschietto si chiamerà Aramis. Poi si parla di segni zodiacali cinesi, io capisco solo che Dominique è chevre, capra. Sara le dice che non sa niente del suo ragazzo e lei inizia a dirle una serie di cose che mi sembrano un esercizio di francese per usare i verbi alla terza persona. Il a 32 ans, il est blonde, il est mariè -a toi? -non. Dominique è bellissima, ha i capelli castani, scuri, cortissimi, un sorriso luminoso, le lentiggini, parla un francese chiarissimo e sembra un'attrice in bianco e nero uscita da un film di Truffaut.
E' l'ora di andare a prendere il piccolo all'asilo. Quando mi vede arrivare sorride come solo i bambini possono fare, biondo e bellissimo mi dice Ciao e inizia a raccontarmi cosa ha fatto oggi come se ci fossimo lasciati due ore prima.
La scuola è grande. Disegni naif alle finestre e sculture di cartapesta la rendono allegra e colorata come pochi altri luoghi al mondo possono essere.
Lasciamo Guy e Theo a casa e andiamo a fare la spesa. Adoro i supermercati stranieri. Non posso andare all'estero senza entrare in un supermercato, sorridere davanti alle marche di pasta sconosciuta alle scatole di "vrai pizza" surgelata, ai vasetti misteriosi e alle abitudini diverse.

Mi affascina. Mi piace guardare cosa compra la gente. Mentre la zia cerca il vino io mi innamoro dell'edizione speciale delle bottiglie di evian e decido che tornerò a comprarle per portarle a Bologna. Mentre facciamo la spesa già sto raccontando a Patrizia perchè sono scappata da Bologna. Torniamo a casa e ci sono le figlie di Guy, cui Theo ha già spiegato che Non possono parlare con me perchè io non so il francese. Ed è vero. Sorrisi. Aperitivo. Bruschetta. Vino. Pasta zucchine e pomodoro. Vino. Colomba. Ho bevuto troppo. Mi gira la testa. Gioco a domino con Theo. A dormire.